Contesto sta... guardando
Hotel Ruanda - Di Terry George - Ue/Italia/Sudafrica
2004
Sempre attuale: come la musica dei Beatles e i libri di Moravia,
gli occhiali a goccia e le macchine cabrio, anche Hotel Rwanda è un
film sempre attuale. Banalmente perchè, a distanza di 13 anni
dal genocidio che racconta, basta far correre il dito sulla mappa
dell’Africa nera per trovare situazioni simili sparse qua e
là: tragedie umanitarie, milioni di orfani, campi profughi
e, puntuale come un appuntamento col destino, l’incuranza delle
Nazioni Unite. Hotel Rwanda, pellicola del 2004 che ho visto solo
ieri, è un film che lascia disorientati. La storia, purtroppo, è nota:
Hutu e Tutsi, le due etnie rwandesi, si combattono fino alla guerra
civile. Testimoni del massacro sono i caschi blu che, non essendo
autorizzati a sparare, possono solo stare a guardare (ricorda vagamente
l’Afghanistan dieci anni dopo, no?). Solo che gli accadimenti
sono filtrati dalle azioni straordinarie di un uomo, direttore di
un hotel di lusso, che accoglie nella struttura migliaia di persone
e offre loro protezione, affetto e sicurezza, anche a rischio della
propria pelle. A rischio di essere banali, viene da chiedersi come è possibile
che cose del genere avvengano davvero mentre a noi è concesso
il lusso di vederle sceneggiate su Dvd. Succede che si diventa talmente
cinici e disillusi da domandarsi se una persona come quel direttore
possa essere realmente esistita. Non ne vado fiera, ma io me lo sono
chiesta. (GS)
Grindhouse - Di Quentin Tarantino - Usa 2006
Uno sgabello dentro alla bettola poco illuminata dove arriva Jungle
Julia .. E’ quello l’unico posto dove puoi goderti il
film di Tarantino, dentro il suo film. Bando alle chiacchiere critiche
e alle recensioni di costume più o meno pindariche. Che tu
ami o odi Tarantino lo guardi da lì, dallo sgabello di fianco
allo stunt man Mike, in bilico tra l’attesa del delirio e la
pura lussuria immaginifica dei personaggi. La concretezza, i sensi,
sono solo queste la parole per definirlo e mentre si sbrodola di
citazioni, in stile tarantiniano, facendosi beffe dello stesso Kill
Bill oltre che del pudore, Quentin ti ha messo a sedere su uno sgabello
scomodo della bettola a osservare, mentre fuori piove. Osservare
uno stralcio di umanità concreta, viva e feroce, affamata
di vita e materialità. Discorsi da bettola, frasi senza una
trama, nessuna profondità e nessuna pietà. Iperbole
visive geniali accanto ad una fame di vita che trapela da lunghi
dialoghi che sanno solo di quotidianità. Genio o lucifero,
sempre Tarantino rimane. (AB)
Hostels1 - Di Eli Roth - Usa 2005
Avete visto Hostels1? Ebbene sì, c'è del crudo in
ognuno di noi. E' bene cominciare a farci i conti visto che esce
il 2. E se cruda la storia lo è del tutto, l'immagine rimane
fuori: è a
suo modo patinata, limpida e monolitica, come non lo è mai
lo sporco della violenza vera.
Quindi si può anche vedere
- improvviso deragliamento - per una sana goduria del finto cattivo
che vive al piano -1 quello delle viscere, che si contorcono e ribollono
davanti allo schermo. E' la catarsi dell'immaginario-bimbo, pieno
di orrori che insieme bramiamo e temiamo - liberatorio! - aspetti
ogni scena immaginandoti il peggio e sperando di vederlo superato.
Spesso lo è. Per ottenere il massimo:
andare al
cinema da soli. Liberi di subire i propri spasmi. Senza copertina.
(RB).
Le vite degli altri - Di Florian Henckel von
Donnersmarck - Germania 2006
Avete presente Derrick? Ecco, scordatevelo. Nonostante il film vincitore
dell'Oscar come migliore film straniero sia ambientato nella Germania
Est degli anni '80, si respira un'aria di speranza e di poesia da
parte di molti dei protagonisti. Una storia bellissima, con attori
sorprendenti, scritta con cura e in grado di incollarti
alla sedia/poltrona per oltre due ore. La cara vecchia Europa riesce
ancora a sorprendere nella settima arte. Peccato che lungo lo stivale
di certi capolavori non vi sia nemmeno l'ombra.